Così non reputa il ricorrente: “l’arretramento schematico costringe le forme a disposizione di eventuali architetti in modo del tutto inadeguato e incongruente con la pianificazione del complesso e impedisce il raccordo con le costruzioni esistenti e l’adeguamento degli immobili fra loro e con il paesaggio” (conclusioni, pag. 5). Se sul piano teorico le tesi ricorsuali hanno tutta la nostra comprensione, trasposte sul piano della concretezza non possono portare al postulato annullamento dell’ordinamento in contestazione e al rinvio degli atti al comune affinché appronti una variante che imponga l’obbligo di piano di quartiere. L’art. 56 LALPT definisce questo strumento: