{"Signatur": "TI_TRPI_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "1996-02-23", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1994-171_1996-02-23.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=21206&nX40_KEY=4933412&nTrefferzeile=76&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "30c29d3d1a135ed1ddcdba18ee525c0d"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["90.1994.171"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale della pianificazione 23.02.1996 90.1994.171"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale della pianificazione 23.02.1996 90.1994.171"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale della pianificazione 23.02.1996 90.1994.171"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale della pianificazione "}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale della pianificazione "}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale della pianificazione "}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 00:15:48", "Checksum": "5a4429195e19fa1e35fa7e0630ce2a87", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale della pianificazione 23.02.1996 90.1994.171\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n\nPiù plausibile può invece apparire un’interpretazione più restrittiva dell’art. 102 LALPT ai cui sensi la prescrizione che nell’istruire e adottare il PR si debbano seguire le regole del diritto vigente al momento della pubblicazione vada intesa nel senso che come le regole disciplinanti l’istruzione sono essenzialmente procedurali, così lo sono quelle dell’approvazione. Ciò significa che tutto il procedimento ancora aperto (istruzione e approvazione) deve svolgersi presso le autorità competenti e secondo la procedura previste dal diritto in vigore al momento della pubblicazione. Il diritto sostanziale non è invece toccato dal disposto.\nc) Come abbiamo sopra indicato non occorre risolvere il quesito in questa sede. Abbiamo riportato contenuto e obiettivo dell’”area riservata per una edificazione di interesse pubblico” definiti dall’art. 19 LALPP1.\nIl piano di quartiere è percontro definito dall’art. 56 LALPT quale: “progetto planovolumetrico per un insieme di edifici, inteso a favorire la promozione urbanistica quando sussiste un interesse generale derivante dalla realizzazione degli obiettivi urbanistici qualitativi fissati dal piano regolatore” (art. 56 LALPT cpv. 1).\nIl PR dovrà stabilire se il suo allestimento è obbligatorio o facoltativo e inoltre fissare: a) la superficie minima dei fondi; b) i requisiti minimi; c) i parametri minimi e massimi (art. 56 LALPT cpv. 2).\nOra se la riserva di un’area per un’edificazione di interesse pubblico può a rigore rispondere agli obiettivi di un piano di quartiere e l’intenzione di renderlo obbligatorio non fa dubbio (minaccia di esproprio), manca invece la definizione delle caratteristiche essenziali e dei contenuti di un simile piano.\nLa disposizione dell’art. 19 NAPP1 non risponde dunque ai requisiti minimi dell’art. 56 LALPT né trova peraltro il corrispettivo in altre disposizioni della LALPT e nemmeno della LE.\nNon rientra d’altra parte nell’autonomia comunale, per ampia ch’essa sia, il potere di emanare disposizioni che, senza il supporto della legislazione cantonale (o federale), restringano in modo così grave la proprietà privata e per di più sulla base di un’ipotesi normativa tanto generica e vaga quanto quella enunciata dell’art. 19 NAPP1. La densità normativa non può scendere al disotto della soglia ora tracciata dall’art. 56 LALPT per un istituto, il piano di quartiere, che persegue fondamentalmente lo stesso obiettivo dell’art. 19 NAPP1 ma offrendo quelle garanzie minime, irrinunciabili, al disotto delle quali non v’è l’imprescindibile sicurezza e prevedibilità del diritto. Garanzie che esigono, del pari, l’istituzione di una zona AP-EP, tanto in regime di LE che di LALPT e senza le quali, per costante giurisprudenza, non è lecito restringere la proprietà privata.\nOra, l’art. 19 NAPP1 non si limita a un semplice proclama d’intenti ma intende rendere vincolante l’edificazione di interesse pubblico che il comune vorrà promuovere o veder promossa sulle aree vincolate, con la riserva dell’espropriazione in caso di mancato accordo dei proprietari sulle “modalità, le eventuali ripartizioni di proprietà, i tempi di realizzazione, ecc.”. Alla luce di queste considerazioni Il Consiglio di Stato non poteva approvare l’art. 19 NAPP1 senza violare il diritto federale.\nIl disposto deve dunque essere annullato in questa sede e con esso l’attribuzione del part. __________ad area riservata per un’edificazione di interesse pubblico. Le censure ricorsuali vanno accolte, su questo punto.\n4. Le ricorrenti contestano inoltre il passo pedonale che il PP1 prevede abbia a passare sul loro fondo in prossimità del lato sud del part. __________ di loro proprietà e col passo censurano i relativi addobbi (ossia, così si esprimono, la zona riservata per arredo urbano). Qui va subito precisato che la zona riservata per arredo urbano non tocca né concerne in altro modo il passo pedonale. La zona per arredo urbano interessa semmai il lato opposto, quello su via __________ e fa parte di un disegno urbano che abbraccia l’intero quartiere, conferendogli un tratto unitario qualificante. Peraltro nessun argomento viene addotto specificatamente in odio a questo vincolo, che merita conferma. E’ verosimile che le ricorrenti abbiano inteso estendere la contestazione del passo pedonale alla strettissima fascia triangolare di area verde (servitù a favore del comune per la formazione di aree verdi) ritagliata dal passo medesimo attraversando, leggermente di sbieco, il lato sud della particella, tirando diritto lungo i confini, di poco sfalsati, delle particelle __________e_____. E’ uno scorporo di minime dimensioni che si accompagna necessariamente al passo: necessario questo, necessario quello. Tranne se si volesse far seguire dal sentiero l’esatto contorno dei fondi citati il che ne complicherebbe senza sufficiente motivo il tracciato.\nOra, mentre le ricorrenti negano recisamente la necessità del passo, ritenendo che a soddisfare i criteri di separazione del traffico pedonale da quello veicolare bastino -e ne avanza- i marciapiedi della rete di quartiere, il comune insiste sull’utilità di tenere distinti il passaggio puramente pedonale, all’interno del comparto, da quello misto, veicolare e pedonale, lungo gli assi stradali.\n“Scopo dell’acquisizione di diritto di passo pubblico pedonale è quello di assicurarsi dei collegamenti indipendenti dalla rete stradale all’interno del quartiere e perciò molto tranquilli e sicuri. Non si deve dimenticare che il PP1 si prefigge l’obiettivo di modellare il quartiere ove è privilegiata l’abitazione di qualità” (osservazioni, pag. 10)."}