Vi si oppone non solo l’autonomia comunale ma anche e specialmente il precetto del già citato art. 2 LPT. L’opzione del comune per un’edificazione all’interno del quartiere che non sia troppo serrata e incombente, ma lasci un certo agio tra blocco e blocco garantendo sufficiente aria e luce, appare senz’altro sottoscrivibile, in barba ad una concezione semplicistica della “densificazione”. La qualità della vita merita attenzione e giustifica il freno ad uno sfruttamento edilizio indiscriminato. In concreto, poi, non sembra che il “sacrificio” imposto alla proprietaria non concedendole 14 m di profondità sia insopportabile.