In conclusione, quindi, l’invocato pericolo suicidale può concretamente essere diminuito e controllato con la terapia già in atto da continuare, ed eventualmente incrementare, durante l’esecuzione della pena detentiva presso “La Stampa” e, cumulativamente, con l’allontanamento dal condannato di ogni mezzo che potrebbe facilitarlo nel compiere il temuto insano gesto. Il rischio suicidale indicato dal medico non esclude dunque, come a ragione ritenuto dal giudice dei provvedimenti coercitivi, l’incarcerazione di RE 1.