1), ma – a supporre che tale mezzo fosse sproporzionato – non risulta che se ne sia valso per infliggere sofferenze particolari alla vittima o per ottenere altro. Certo, per finire la donna, esacerbata da due ore abbondanti di prigionia e dal contegno incurante dell'imputato, che rimaneva sordo a ogni implorazione, temporeggiava a oltranza e guardava la tivù, si è calata dal terrazzino. La Corte di assise non ha accertato tuttavia – né il Procuratore pubblico assume – che, mentre si stava finalmente vestendo per riportare a casa la donna, l'imputato potesse prevedere un gesto del genere.