{"Signatur": "TI_TRAP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2001-07-03", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2001-16_2001-07-03.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=58557&nX40_KEY=4932442&nTrefferzeile=33&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "dc7599f217b612123c367ce9c4e70fae"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.2001.16"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.07.2001 17.2001.16"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.07.2001 17.2001.16"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.07.2001 17.2001.16"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 02:52:14", "Checksum": "66536d19570344f84ee5dfc37e79956c", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.07.2001 17.2001.16\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n\n2. Il ricorrente rimprovera al presidente della Corte di averlo ritenuto colpevole a torto di appropriazione indebita per quanto riguarda la sparizione del trattore. Sostiene, in sintesi, che per causare il danno egli avrebbe dovuto agire con inganno astuto, il suo potere di fatto sul veicolo non bastando per concretare un'azione illegale. Egli avrebbe dovuto, in altri termini, corredare un castello di menzogne da un raggiro che toccasse diversi paesi. In simili circostanze non entrerebbe perciò in considerazione l'art. 140 vCP (applicato dal primo giudice come lex mitior), l'appropriazione indebita essendo “assorbita” dal reato di truffa. In realtà l'argomentazione manca di consistenza. La prima Corte non ha accertato alcun inganno astuto da parte del ricorrente nei confronti del proprietario ___________. Ciò esclude l'ipotesi di truffa. Ricordato che dopo la stipulazione del contratto di leasing il trattore rimaneva nondimeno in proprietà di ___________, il primo giudice ha ritenuto che, vendendo il veicolo in Romania a terzi senza il consenso del proprietario, il ricorrente se n'era appropriato indebitamente, in violazione dall'art. 140 vCP (sentenza, pag. _). Certo, la manovra era volta per finire a truffare l'assicurazione. Incassando il risarcimento di un furto non avvenuto, il ricorrente avrebbe potuto estinguere il debito verso il proprietario (sentenza, pag. _). Ma un conto è l'appropriazione indebita a detrimento di ___________ e un altro la tentata truffa a detrimento dell'assicurazione. I due reati non vanno confusi. Del resto, stesse anche la tesi del ricorrente, quest'ultimo non potrebbe essere semplicemente prosciolto: in tal caso gli atti andrebbero rinviati infatti a un'altra Corte di assise perché all'accusato e ai correi sia prospettata l'imputazione – più grave – di truffa nei confronti di ___________, dandosene il caso mediante un nuovo atto di accusa come prevede l'art. 250 cpv. 2 CPP (CCRP, sentenza del 6 dicembre 2000 in e B. e T.).\n3. Il ricorrente insorge inoltre contro la condanna per falsità in documenti (art. 251 CP), affermando che la fattura del 28 ottobre 1994 intestata alla società __________ e quella del 20 ottobre intestata alla società ___________ SA costituiscono semplici bugie scritte e non falsi penalmente rilevanti.\na) L'art. 251 CP punisce con la reclusione fino a cinque anni o con la detenzione chiunque, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso o altera un documento vero, oppure abusa dell'altrui firma autentica o dell'altrui segno a mano autentico per formare un documento fittizio; alla stessa stregua è punito chi attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, come pure chi fa uso a scopo d'inganno di un tale documento (n. 1 CP). Nei casi di esigua gravità può essere pronunciata la detenzione o la multa (n. 2). La disciplina in vigore anteriormente al 1° gennaio 1995 era identica (art. 251 n. 1 e 3 vCP). Identica era anche la nozione di “docu-mento” enunciata dall'art. 110 n. 5 prima frase CP, salvo che dal 1° gennaio 1995 sono considerati documenti – per legge – anche le registrazioni su supporti di dati e di immagini, se servono allo stesso scopo degli scritti (art. 110 n. 5 seconda frase CP).\nb) L'art. 251 CP non reprime solo la falsificazione di un documento falso (falso materiale), ma anche la redazione di un documento dal falso contenuto (falso ideologico). In quest'ultimo caso, nondimeno, la cosiddetta “menzogna scritta” trascende in reato solo ove, dal profilo oggettivo, il documento goda di particolare credibilità per il valore che le legge gli conferisce (bilancio, conto perdite e profitti, inventario: Corboz, in: ZBJV 131/1995 pag. 551) o per la persona che lo ha redatto (la cui posizione è analoga a quella di un garante: funzionario, notaio, medico, architetto ecc). Uno scritto può essere un “documento” per certi aspetti e non per altri: una fattura, ad esempio, è impropria in linea di principio – ancorché munita di ricevuta – a dimostrare la veridicità di quanto attesta, ma può essere idonea a provare che le dichiarazioni ivi contenute emanano dal loro autore, onde la punibilità di chi contraffà un tale atto (DTF 121 IV 131 con svariati altri esempi e rinvii di giurisprudenza, richiamati anche in DTF 125 IV 278 consid. bb; CCRP, sentenza del 13 dicembre 2000 in re P., consid. 1a e 1b)."}