Pur avvertendo un'eventuale azione esterna – ha spiegato la prima Corte – occorre qualche momento per rendersene conto, per svegliarsi e quindi passare a una posizione (non solo mentale, ma anche fisica e materiale) di difesa o quanto meno a un abbozzo di difesa. Approfittando del sonno e della posizione della vittima – ha precisato la Corte – il ricorrente ha intenzionalmente sfruttato la situazione di inettitudine a resistere della ragazza. Entrato seminudo nella camera, egli si è seduto sul bordo del letto e le ha infilato una mano sotto il pigiama, palpeggiandole le natiche e le parti intime.