Il precetto in dubio pro reo impone che gli si imputi la versione – che poteva essere accertata senza incorrere in arbitrio – a lui più favorevole: quella cioè di una forte pressione del pene sull'orifizio anale della bambina, senza penetrazione, come ha prospettato il perito al dibattimento (verbale del processo, pag. 7, in cui l'esperto ha ritenuto difficilmente immaginabile, pur senza escluderla, una penetrazione anale). Su questo punto il ricorso si rivela perciò, almeno in parte, provvisto in parte di buon diritto.