{"Signatur": "TI_TRAP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2001-04-03", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2000-53_2001-04-03.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=58679&nX40_KEY=4932995&nTrefferzeile=64&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "1f91ea91980ad4559001659a3ecea410"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.2000.53"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.04.2001 17.2000.53"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.04.2001 17.2000.53"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.04.2001 17.2000.53"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 02:49:20", "Checksum": "44cb745069c1ed9fa212511fe3168bf3", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.04.2001 17.2000.53\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n\nd) Dandosi concorso ideale tra l'art. 187 e 191 CP già per le considerazioni che precedono, può essere lasciato aperto il quesito di sapere se la vittima fosse anche incapace di resistere alle brame del padre per la differenza di età e di forza fisica e, in genere, per il rapporto di subordinazione con il genitore. L'interrogativo è per altro delicato, la giurisprudenza tendendo a subordinare l'applicazione dell'art. 191 CP alla totale incapacità di resistere della vittima (DTF inedita del 20 maggio in re B., consid. 2aa).\n22. Secondo il ricorrente la Corte di assise ha violato il diritto ammettendo il concorso ideale tra l'art. 187 CP (atti sessuali con fanciulli), l'art. 191 CP (atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere) e l'art. 219 CP (violazione del dovere di assistenza o educazione). Invocando DTF 126 IV 136, egli assume che la fattispecie prevista dall'art. 219 CP è già “assorbita” dagli art. 187 e 191 CP.\na) Pur rilevando che la dottrina non è unanime al riguardo e pur ricordando che in DTF 126 IV 136 il Tribunale federale ha ammesso il concorso imperfetto tra l'art. 219 CP e gli art. 189 e 190 CP, i primi giudici hanno ritenuto applicabile in concreto sia l'art. 219, sia l'art. 187, sia l'art. 191 CP. Essi hanno richiamato il vecchio art. 191 CP (“atti di libidine su fanciulli”) e il fatto che tale norma considerava come reato qualificato l'abuso commesso dall'autore su una vittima che gli era stata affidata, come pure il protrarsi e l'intensità degli abusi. Hanno rilevato che in ogni modo, trattandosi di concorso ideale, la questione è accademica, dato che il quadro edittale della pena non muta e dato che, comunque sia, la posizione di padre dev'essere considerata nella commisurazione della pena (sentenza, pag. 29).\nb) In realtà la tesi del ricorrente, secondo cui l'art. 219 CP è “assorbito” dagli art. 187 e 191 CP, convince meglio e trova riscontro in DTF 126 IV 136, ove il Tribunale federale ha stabilito che se la violazione del dovere di assistenza o di educazione (art. 219 CP) costituisce nel contempo un reato di coazione sessuale (art. 189 CP) o di violenza carnale (art. 190 CP), il concorso è improprio e il primo reato rientra negli art. 189 e 190 CP. Il Tribunale federale non ha ravvisato concorso ideale, in sintesi, perché gli art. 189 e 190 non contengono disposizioni particolari nel caso in cui l'autore abbia anche l'obbligo di vegliare sulla giovane vittima (DTF 126 IV 138). Come risulta dalla citata sentenza (pag. 139), il concorso improprio tra gli art. 187 segg. e l'art. 219 CP è inoltre sostenuto da Trechsel. Vi sono però opinioni più sfumate: Moreillon sostiene che è possibile un concorso tra gli art. 219 e 188 CP (atti sessuali con persone dipendenti) nel caso in cui l'autore reiteri negli atti sessuali, al punto che la violazione pregiudichi sia l'integrità sessuale e psichica del bambino. Il Tribunale federale però non ha seguito tale impostazione, optando per l'applicazione dell'art. 188 CP (DTF 126 IV 140). Stratenwerth e Hurtado Pozo sembrano orientati anch'essi verso il concorso imperfetto, anche se la loro opinione si riferisce al concorso tra gli art. 219 CP e gli art. 122 segg., rispettivamente 127 segg. CP (DTF 126 IV 139). Rehberg, dal canto suo, reputa che l'art. 219 CP possa essere applicato accanto agli art. 187 segg. CP soltanto nel caso in cui l'agire illecito, a causa della durata e dell'intensità, non attenti solo all'integrità sessuale, ma vada oltre, mettendo in pericolo la vittima (DTF 116 IV 139). Si tratta però di un'opinione minoritaria, che non sembra condivisa dalla recente giurisprudenza del Tribunale federale. Ciò non significa che dalla prevalenza degli art. 187 e 191 CP il ricorrente possa dedurre apprezzabili vantaggi. Il fatto di avere abusato come padre nei confronti dei figlioletti va preso in considerazione difatti – come ha correttamente rilevato la Corte di assise – ai fini della commisurazione della pena (DTF 136 IV 140).\n23. Se ne conclude pertanto che, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso dev'essere accolto per quanto riguarda l'impugnazione del dispositivo n. 1.1.3, nel senso che il ricorrente va riconosciuto colpevole – in relazione a quello specifico reato – di atti sessuali diversi da quelli ritenuti dai primi giudici (egli non ha commesso sodomia sulla figlia). Il ricorso va pure accolto nella misura in cui il ricorrente insorge contro la condanna per violazione del dovere di assistenza o di educazione (dispositivo n.1.3 della sentenza impugnata). Come si è visto, tale imputazione (art. 219 CP) è “assorbita” dagli art. 187 e 191 CP. Bisogna a questo punto ricommisurare la pena a carico del prevenuto in virtù dell'art. 296 cpv. 1 CP."}