{"Signatur": "TI_TRAP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2001-04-03", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2000-53_2001-04-03.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=58679&nX40_KEY=4932995&nTrefferzeile=64&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "1f91ea91980ad4559001659a3ecea410"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.2000.53"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.04.2001 17.2000.53"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.04.2001 17.2000.53"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.04.2001 17.2000.53"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 02:49:20", "Checksum": "44cb745069c1ed9fa212511fe3168bf3", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.04.2001 17.2000.53\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n\n20. Da ultimo il ricorrente invoca il principio in dubio pro reo, sgorgante dall'art. 32 cpv. 1 Cost. (art. 4 vCost.), il quale trova applicazione sia nell'ambito della valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell'onere probatorio. Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice non può dichiararsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio sussistano dubbi che la fattispecie si sia verificata in quel modo. Ciò non impone che l'assunzione delle prove conduca a un'assoluta certezza di colpevolezza. Dubbi astratti e teorici sono sempre possibili, né una certezza totale può essere pretesa: il principio è disatteso solo quando il giudice avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale o oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza (DTF del 25 settembre 2000 in re S., consid. 33b, 120 Ia 31 consid. 2c). Riferito all'onere probatorio, il principio in dubio pro reo significa che spetta alla pubblica accusa provare la colpevolezza dell'imputato, non a quest'ultimo dimostrare la sua innocenza (DTF 120 Ia 31 consid. 2c e 2d). Nella fattispecie il ricorrente invoca il principio in dubio pro reo come regola sull'apprezzamento delle prove. Tenuto conto di quanto precede, non è però possibile affermare che la Corte di assise abbia condannato il ricorrente quantunque un apprezzamento non arbitrario delle risultanze istruttorie nel loro complesso lasciasse oggettivamente sussistere dubbi sulla colpevolezza. Anche nella misura in cui il ricorrente invoca il principio in dubio pro reo, il ricorso deve perciò essere respinto.\n21. Nella decisione che lo condanna per atti sessuali con fanciulli (art. 187 CP) in concorso con atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere (art. 191 CP) il ricorrente ravvisa una violazione del diritto federale nella misura in cui la Corte di assise si riferisce agli abusi commessi su __________. Egli assevera che al riguardo entra in considerazione soltanto l'ipotesi di atti sessuali con fanciulli giusta l'art. 187 CP.\na) Secondo i giudici di merito il ricorrente si è reso colpevole non solo di atti sessuali con fanciulli (art. 187 CP), ma anche di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere (art. 191 CP). A __________ faceva difetto sia la capacità di discernimento, data la giovane età, sia la capacità di resistere. A __________ – sempre secondo i giudici – faceva difetto la capacità di resistere alle brame del ricorrente, a causa della sua autorità, della differenza di età e di forza fisica, della fiducia conseguente al rapporto di parentela, della sottomissione cognitiva, della dipendenza emozionale e della paura di perdere l'approvazione del genitore cui voleva bene. Nemmeno __________ però era capace di discernimento, avuto riguardo anche al contenuto della videocassetta, da cui si evince che il ragazzo non è manifestamente in grado di determinarsi in campo sessuale, di comprenderne la portata o la gravità né di reagire in modo ragionevole (sentenza, pag. 28 e 29).\nb) In DTF 120 IV 194 il Tribunale federale ha stabilito che, ove siano commessi atti sessuali su fanciulli incapaci di discernimento a causa della loro età, sussiste concorso ideale tra l'art. 187 e l'art. 191 CP. Ha soggiunto nondimeno che l'art. 191 CP va applicato con riserbo ove l'incapacità di discernimento sia da mettere in relazione esclusivamente all'età della vittima (DTF120 IV 198 consid. c). Il problema di sapere a quali condizioni si applichi il medesimo principio nel caso in cui l'incapacità di discernimento o l'inettitudine a resistere non dipendano solo dalla giovane età della vittima è stato invece lasciato indeciso (DTF120 IV 198 consid. c).\nc) In concreto la Corte di assise ha escluso che __________, pur avendo 9 anni al momento dei fatti, fosse capace di discernimento. Basandosi sulla videoregistrazione, essa ha rilevato che il ragazzo non è manifestamente in grado di determinarsi nella sfera sessuale, di comprenderne la portata o la gravità né di reagire di conseguenza (sentenza, pag. 29). Il ricorrente non pretende che tale accertamento sia arbitrario. Egli richiama la giurisprudenza del Tribunale federale, ricordando che occorre applicarla con rigore, specialmente se l'incapacità di discernimento è da mettere in relazione alla giovane età della vittima, ma per finire si limita a far valere – riferendosi per altro alla questione di sapere se il ragazzo fosse incapace di resistere a causa del rapporto di subordinazione con il padre – che __________ è un ragazzo intelligente, che avrebbe potuto opporsi, rivolgendosi a terzi. Ciò non basta per far apparire arbitrario l'accertamento secondo cui in campo sessuale __________ denotava carenze tali da relegare in secondo piano la sua età (9 anni, a differenza del caso giudicato nella citata sentenza del Tribunale federale, ove la vittima non aveva ancora compiuto cinque anni). Tutt'al più gli apprezzamenti della prima Corte sulla ridotta capacità di intendere e di volere di __________ possono lasciare perplessi. Ma nemmeno il ricorrente asserisce – per esempio – che durante gli abusi __________ avesse dato segni che lasciassero presumere di capire l'illiceità e la gravità dei fatti (CCRP, sentenza del 28 dicembre 1994 in re P., consid. 3b e 3c). Del resto la nozione di incapacità di discernimento ai sensi dell'art. 191 CP è relativa. Spetta al giudice apprezzarla di caso in caso (DTF120 IV 198 consid. c). Ciò posto, non è possibile far carico ai primi giudici di aver violato il diritto federale ammettendo il concorso tra l'art. 187 e l'art. 191 CP."}