Il danno patito dalla vittima nel caso in esame può infatti essere paragonato a quello menzionato in DTF 119 IV 27, consistente in un ematoma suborbitale – senza ulteriori conseguenze – causato alla parte lesa da un pugno, come pure a quello di cui al caso giudicato da questa Corte il 24 marzo 1998 in re T. (un occhio tumefatto e “piccola ferita lacero superficiale alla palpebra sinistra e alla fronte sinistra”). Dal certificato medico agli atti risulta che in concreto la vittima ha subìto una contusione-escoriazione al sopracciglio destro, da curare, in caso di dolori, con ghiaccio e “Panadol” (denuncia penale, act. C).