Rilevato come il ricorrente abbia spacciato droga per motivi egoistici, per garantirsi una bella vita e non solo per assicurarsi il consumo personale, i primi giudici hanno posto particolare accento sulla recidiva, l'imputato incorrendo nella sua sesta condanna in dodici anni (la seconda da parte di una Corte delle assise criminali). Come in occasione dei precedenti processi, il ricorrente ha continuato a ridimensionare il proprio coinvolgimento e quindi a sminuire le proprie responsabilità, valendosi persino di minacce per ottenere la ritrattazione di accuse nei suoi confronti, dimostrando così assenza di scrupoli e di ravvedimento.