Tornato di lì a poco sul luogo del delitto, egli ha rimesso le chiavi nella tasca del morto e se n'è andato, lasciando la porta semiaperta. È uscito dal portone principale, che ha chiuso con la chiave datagli dalla moglie (tosto gettata via), ed è rientrato nel suo appartamento, dove ha nascosto la refurtiva (due cannocchiali, due orologi, un passaporto e monete con carte della vittima, assegni della cooperativa della vittima, una pistola scacciacani, una macchina fotografica e una medaglia), sbarazzandosi degli indumenti e degli oggetti usati per la rapina (sentenza, pag. 34 a 43). 3.