Così argomentando il ricorrente non si confronta però con le diffuse motivazioni che hanno indotto la prima Corte a escludere che le tracce di eroina sul noto documento di legittimazione e sul portafoglio siano attribuibili alle guardie di confine. Ritenendo del tutto credibili le versioni fornite dai quattro funzionari doganali presenti al momento dei fatti, la prima Corte ha per finire accertato – dopo averli anche sentiti al pubblico dibattimento – che chi ha controllato i documenti e il portamonete non ha mai manipolato o toccato la droga durante i controlli e che chi ha manipolato l'eroina non ha a sua volta toccato gli oggetti sui quali sono state rinvenute tracce di stupefacente.