A dire il vero neppure si capisce perché, a dispetto delle inaudite violenze subite (che non trovano precedenti nella giurisprudenza cantonale), delle umiliazioni e addirittura di un'interruzione di gravidanza impostale dall'imputato, sposato con tre figlie, essa abbia deciso di continuare la convivenza. Di fronte ad accuse tanto gravi la prima Corte non poteva limitarsi, senza cadere in arbitrio, ad accertare i fatti richiamando l'opinione di un collega di lavoro della denunciante su episodi anteriori alle pretese violenze, come il fatto che la donna era diventata più stanca e sciupata (sentenza, pag. 28).