non aveva nemmeno considerato), ritenendo non provato che costui abbia agito nella consapevolezza di attentare alla libertà della vittima (sentenza, pag. 41 e 42). Per contro, sempre secondo la Corte di assise, è dimostrato che la notte dall'11 al 12 ottobre successivo l'imputato ha costretto la vittima a subire ripetute congiunzioni carnali per sette ore di seguito (sentenza, pag. 42). La prima Corte non si domanda tuttavia come mai quella notte la testimone non abbia sentito la donna reagire o lamentarsi, tanto più che la denunciante ha subìto sevizie ben più gravi rispetto a tre giorni prima. La Corte non tenta nemmeno una spiegazione: