La prima Corte in effetti non ha mancato di richiamare le testimonianze che lo descrivono come una persona controllata, gentile, corretta e capace di sentimenti di profonda umanità (sentenza, pag. 8 e 9). Nonostante tale quadro rassicurante, i primi giudici hanno nondimeno precisato che l'imputato rimane inaffidabile, avendo mentito su più punti, segnatamente sul suo stato civile al dibattimento, sull'uso e sulla destinazione data al suo passaporto e alla sua carta di identità, su quanto è accaduto la sera del 26 ottobre e sul fatto di non avere accettato la decisione dell'amica di lasciarlo.