{"Signatur": "TI_TRAP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2001-02-20", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2000-39_2001-02-20.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=58630&nX40_KEY=4933298&nTrefferzeile=10&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "27641efd8732372c5c08055d44e591c4"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.2000.39"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 20.02.2001 17.2000.39"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 20.02.2001 17.2000.39"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 20.02.2001 17.2000.39"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 02:48:11", "Checksum": "c3e93beb98cb3c9dab9d55d70bf837be", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 20.02.2001 17.2000.39\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n\n2. Facendo propria la versione dei fatti descritta dalla vittima nella denuncia riportata nel verbale di polizia del 28 ottobre 1999 (annesso all'act. 7), la Corte di assise ha accertato che nel corso del 1997 ___________, lontana dalla propria famiglia, sola e senza amici, si era innamorata del ricorrente, al punto da essere convinta di avere trovato l'uomo con cui sposarsi. Ma ciò era praticamente impossibile, l'imputato essendo già coniugato e con prole. Data poi la differenza di etnia, cultura, religione e mentalità, e data in particolare l'indole autoritaria del ricorrente, le condizioni di una normale convivenza si sono deteriorate. Sempre più stanca ed esaurita anche per il gran lavoro svolto, ___________ aveva finito così per decidere di lasciare il compagno, soprattutto dopo il giugno del 1999, quando l'imputato era rientrato in Albania per due settimane, dandole modo di riassaporare la libertà e di riprendere una vita normale. Tanto più che la donna era delusa per il mancato matrimonio (sentenza, pag. 32–34). Tornato dall'Albania, da dove aveva inutilmente tentato di farsi spedire la somma di fr. 4'000.–, il ricorrente si è dato a numerose telefonate che hanno fatto sospettare a ___________ l'esistenza di relazioni con altre donne. Ne è seguita una nuova delusione, che l'ha indotta a minore disponibilità sessuale, per altro buona fino al maggio del 1999, nonostante le fosse talvolta difficile assecondare i frequenti desideri del compagno. La donna ha comunque acconsentito ad avere rapporti con lui anche nel maggio del 1999, subito dopo avere subìto un intervento chirurgico al collo dell'utero (sentenza, pag. 35).\nNell'estate del 1999 – hanno continuato i primi giudici – ___________ ha detto al ricorrente di voler troncare la relazione. Egli non ha affatto apprezzato ed è passato a vie di fatto e minacce nel caso in cui essa non fosse tornata sulla propria decisione. Le ha persino proposto il matrimonio, dicendole di essere venuto a sapere che, se avesse sposato una donna con permesso di domicilio, egli avrebbe potuto ottenere un permesso di dimora, il suo permesso di candidato all'asilo essendo in procinto di scadere. L'ha finanche invitata a ritirare le carte per il matrimonio. Nel settembre del 1999, non riuscendo più a sopportare la situazione né i suoi frequenti desideri sessuali del compagno, ___________ ha invitato quest'ultimo ad andarsene, ciò che egli ha fatto, assentendosi da casa per un paio di settimane. La sera del 9 ottobre 1999 egli è tuttavia ricomparso senza preavviso, offrendo alla donna un anello e un braccialetto come impegno di matrimonio. Vedendosi rifiutare i doni, egli ha infilato alla donna l'anello e il braccialetto con la forza, al che essa si è ribellata, ma egli l'ha portata in camera, dove si è congiunto carnalmente con lei nonostante lei lo pregasse di lasciarla stare (sentenza, pag. 35 e 36).\nLa sera di lunedì 11 ottobre 1999 i due hanno di nuovo litigato. In un crescendo di tensione – ha rilevato la prima Corte – il ricorrente ha percosso e insultato l'amica, tentando di congiungersi carnalmente con lei sul divano, ma senza riuscirvi poiché essa ha reagito con una pedata. A quel momento egli l'ha portata con forza nella camera da letto, ha chiuso la porta lasciando la chiave nella toppa e si è spogliato. Adirato per essere stato apostrofato come “figlio di puttana”, egli l'ha spintonata sul letto e l'ha minacciata di morte, le ha tolto con forza i pantaloni, l'ha spogliata completamente, le ha immobilizzato le mani dietro la nuca e le ha legato le caviglie con un paio di pantaloni. Sebbene essa si divincolasse e lo supplicasse di non infierire, dicendogli che altrimenti non lo avrebbe mai perdonato, egli le ha impedito ogni movimento con il peso del proprio corpo e poi l'ha penetrata. Durante la notte egli ha compiuto altre due congiunzioni carnali, fin quando ha slegato la donna ormai inerme, verso le quattro del mattino. Quindi l'ha lasciata dormire per un paio d'ore, ma al risveglio l'ha violentata di nuovo. Egli ha poi sostenuto di essersi comportato in tal modo per dimostrare la propria forza e il suo potere di fronte alla decisione di lei di lasciarlo (sentenza, pag. 36 e 37). Nonostante l'accaduto, l'indomani ___________ si è recata ugualmente al lavoro, ma era anchilosata, con i fianchi, le braccia e soprattutto le gambe doloranti. Ai colleghi di lavoro, che le domandavano se non stesse bene, essa ha raccontato versioni diverse par paura e per vergogna. Rientrata a casa, il ricorrente le ha chiesto scusa ed essa lo ha perdonato, accettando di proseguire la convivenza (sentenza, pag. 37).\nA causa di persistenti dolori, il 14 ottobre 1999 un collega di lavoro si è offerto di accompagnare ___________ da un medico a __________. Se non che, durante il tragitto i due sono incorsi in un incidente stradale e la donna ha battuto il capo. Trasportata all'ospedale per accertamenti, i sanitari hanno riscontrato uno stato neurologico normale, senza lesioni esterne visibili, e per finire hanno prescritto un antidolorifico per i dolori alla gamba, di cui la donna si lamentava da giorni. Ai sanitari ___________ non ha raccontato nient'altro. Essa è quindi rimasta a casa, immobilizzata a letto fino a domenica 17 ottobre 1999, accudita dal ricorrente che si dimostrava gentile e premuroso. Al dott. __________ che l'ha visitata essa non ha accennato a violenze. Nemmeno alla conoscente __________, che l'aveva chiamata per telefono, essa ha detto alcunché. Soltanto alla vicina __________ essa ha confidato il 15 ottobre 1999 che il ricorrente la picchiava, che lei aveva deciso di lasciarlo e che il dolore alle gambe era la conseguenza dei colpi subìti (sentenza, pag. 37 e 38)."}