Essa cita atti di vandalismo ai suoi danni perpetrati sin dalla primavera 1999, evoca il clima teso creatosi a seguito di tali fatti, menziona un'aggressione da lei subita, le cui conseguenze sono attestate da certificato medico (act. 4), sottolinea che quel 26 ottobre 1999 le urla del denunciato avevano addirittura attirato l'attenzione di terzi e afferma che lo stesso denunciato aveva riconosciuto di averla minacciata, giustificandosi con il particolare stato d'animo (lettera dell'11 maggio 2000 al Ministero pubblico, act. 7). Se non che, argomentando in tal modo, la ricorrente disconosce i limiti cognitivi della Corte di cassazione e di revisione penale.