Il reato, quindi, sarebbe stato commesso per negligenza. Se non che, come già si è visto, la questione del raggiro non è di rilievo ai fini del giudizio. Decisivo è l'accertamento secondo cui l'imputato sapeva quali obblighi incombono a un segretario comunale chiamato a legalizzare una firma (sentenza, pag. 8 in alto) ed era consapevole che tale certificazione richiede la presenza del firmatario (sentenza, pag. 9). Per di più nella fattispecie l'imputato ha ammesso in aula di essersi reso conto che, per il loro tenore, le istanze in questione avrebbero potuto trarre in inganno funzionari dell'Ufficio del registro fondiario (sentenza, pag. 15).