Le censure sfiorano il pretesto. La prima Corte non ha accertato infatti che la donna si trovasse in uno stato tale da non consentirle di reggersi in piedi o di ragionare o di capire quello che le stava succedendo intorno (sentenza, pag. 29). In condizioni simili non vi sarebbero nemmeno stati motivi per scartare l'applicabilità dell'art. 191 CP, giacché la vittima si sarebbe trovata verosimilmente in uno stato di totale inettitudine a resistere.