{"Signatur": "TI_TRAP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2000-12-06", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2000-30_2000-12-06.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=58667&nX40_KEY=4933322&nTrefferzeile=59&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "e9eea1170f49d0d269f46a9e66d7cc1d"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.2000.30"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 06.12.2000 17.2000.30"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 06.12.2000 17.2000.30"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 06.12.2000 17.2000.30"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 02:45:41", "Checksum": "9bfd2ba749dc1900653ce69d4615ab52", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 06.12.2000 17.2000.30\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n\nb) Il ricorrente rimprovera ai primi giudici di avere fatto di ogni erba un fascio, senza diversificare i comportamenti degli imputati. L'angoscia e la rabbia manifestate dalla vittima al momento del rientro ad __________, in particolare, potevano solo riferirsi al sopruso di __________ e non a egli medesimo, come per altro hanno parzialmente accertato anche i primi giudici (sentenza, pag. 56). Non riesce quindi possibile mettere in relazione lo stato d'animo della vittima ad __________ con l'assenza di consenso per quanto riguarda gli atti sessuali da egli commessi; solo lo stupro perpetrato dal collega può avere indotto la vittima a reagire nel modo riportato nella sentenza. L'argomento non è privo di pertinenza. Ma che la donna abbia reagito con sdegno nei confronti di __________ (sentenza, pag. 68) ancora non significa che essa fosse d'accordo con quanto le aveva fatto il ricorrente. Entrambi gli imputati hanno abusato della vittima in maniera diversa ma nelle medesime circostanze, senza essere provocati, consapevoli di approfittare dell'ebbrezza della vittima e della loro condizione di superiorità (sentenza, pag. 67). Diversa è la gravità dell'atto commesso, non la situazione in cui costoro hanno agito. Al proposito la sentenza impugnata sfugge alla critica (pag. 66 seg.).\nc) Secondo il ricorrente, la sentenza impugnata sarebbe arbitraria anche nella misura in cui la Corte di assise non ha considerato quanto riferito dalla vittima nel suo primo verbale (act. 2.3.1 A), in cui nemmeno lo ha menzionato, e in quelli successivi, ove ha sempre accusato __________ di violenza carnale. In realtà, contrariamente all'opinione del ricorrente, ciò non basta per concludere che la vittima fosse consenziente nei suoi confronti. Per il resto il ricorrente si dilunga in considerazione e argomentazioni appellatorie volte a far prevalere la propria opinione grazie all'interpretazione soggettiva di singoli passaggi riportati nei verbali istruttori della vittima, come se questa Corte fosse abilitata a rivedere liberamente anche gli accertamenti di fatto. Ciò non è ammissibile. In ogni modo, nel verbale richiamato la vittima non si è contraddetta: ha dapprima riferito di avere subìto i noti atti sessuali da parte del ricorrente, il quale aveva approfittato del fatto che essa non aveva le forze per respingerlo, ma poi aveva spontaneamente desistito (act. 2.3.1, pag. 3). Essa ha comunque riferito in modo inequivocabile di essere rimasta vittima di coazione sessuale in occasione del confronto con il ricorrente (sentenza, pag. 41 con riferimento ad act. 2.1.2, pag. 2 seg.).\nd) Il ricorrente evoca il modo con il quale la vittima ha descritto le circostanze che l'hanno costretta a subire l'accaduto contro la propria volontà e ripete che la donna intendeva riferirsi al solo __________. Ancora una volta, però, egli si limita a esporre il proprio punto di vista, senza sostanziare alcun arbitrio.\n19. Il ricorrente dissente dalla Corte di assise, secondo cui due agenti di polizia con esperienza pluriennale non potevano non rendersi conto della palmare ebrietà della vittima. Egli si fonda però ancora una volta su asserti di natura appellatoria, senza dimostrare perché la Corte sarebbe caduta in arbitrio ritenendo che se altre persone presenti alla chiusura del night avevano notato l'ebbrezza della vittima, ciò non poteva sfuggire agli imputati, peraltro confrontati quotidianamente con situazioni del genere (sentenza, pag. 30 e 66).\n20. Il ricorrente richiama il verbale del 27 giugno 1994 (act. 2.3.1) in cui la vittima ha riconosciuto davanti al Procuratore pubblico che egli non era stato molto insistente; resosi conto che lei non voleva, egli si è ritratto ed è uscito dall'automobile. Anche nel verbale di confronto dello stesso giorno (act. 2.1.2) la vittima ha confermato sostanzialmente le stesse cose. Sarebbe perciò arbitrario concludere che egli ha agito – come ha accertato la prima Corte – ignorando totalmente il consenso della donna. L'argomento è inconsistente. L'interessato sorvola infatti su ciò che la stessa vittima ha riferito, e cioè che egli ha rinunciato a proseguire, ma che prima di ciò si era abbandonato all'abuso. Trascura pure che anch'egli – come __________ – non poteva non sapere di commettere una prevaricazione (sentenza, pag. 66 seg.). La consapevolezza di approfittare della passeggera – sempre secondo i giudici di merito – risulta proprio dal fatto che essi non potevano disconoscere l'ubriachezza della donna, sola, inerme e priva di forze in un luogo appartato. Deriva anche dalla risposta data alla domanda di lei, che chiedeva dove si stesse andando, al che uno di loro ha detto che si andava “a prendere una boccata d'aria”, e deriva dal fatto che, deviati dalla strada principale, essi hanno tosto approfittato della situazione, il ricorrente passando per primo all'azione (sentenza, pag. 66). Perché tali argomentazioni sarebbero arbitrarie non è dimostrato nel ricorso."}