Fa quindi carico ai primi giudici di avere di nuovo considerato tale circostanza come elemento aggravante anziché a discarico e denuncia la sistematica violazione del principio in dubio pro reo da parte del presidente della Corte di assise, proteso a smorzare sul nascere ogni obiezione della difesa, influenzando l'intera Corte. Ora, l'esperienza vissuta in India dall'imputato e le nefaste conseguenze legate all'uso di stupefacenti sono state considerate dalla prima Corte al momento di commisurare la pena (sentenza, pag. 36), dopo avere spiegato su quali indizi valutati nel loro complesso essa aveva dedotto il convincimento di colpevolezza.