Il suo scopo consisteva quindi nell'avere conferma, da parte della piccola, di quanto la madre aveva riscontrato circa il male ai genitali e all'ano della bambina provocati dal “maestro-Cacaco”. La Corte non ha negato che con gesti e parole una conferma vi è stata, ma che la deposizione risultava stentata e spezzettata, addirittura priva di spontaneità. Quanto alla credibilità della bambina, i primi giudici hanno constatato che i pareri degli specialisti chiamati a valutare il problema divergono, ognuno di essi fondando la propria opinione su elementi forse discutibili, ma non contestabili. Essi hanno ricordato il parere favorevole della dott.