Anzi, in una situazione – a suo dire – di malvezzo diffuso e inveterato (“più o meno tutti fanno così”), egli reputa oggi ancora di avere operato con “ragionevolezza e buon senso” (pag. 17, 10ª riga), dimostrando di non capire che cosa sia un'offesa al credito nella pubblica opinione. Si può senz'altro accertare quindi che il ricorrente ha calpestato interessi pubblici ideali con una negligenza non priva di disinvoltura, ma non – quanto meno nel dubbio – che abbia delinquito deliberatamente nella consapevolezza di ledere la fiducia nell'imparzialità e nell'oggettività di chi gestisce la cosa pubblica.