Nella fattispecie la presidente della Corte ha rilevato che l'imputato ha oggettivamente causato un danno grave all'immagine della cosa pubblica, rasentando finanche l'abuso di autorità (sentenza, pag. 26 in alto), ma nulla ha accertato sulla coscienza dolosa di lui. Come fa notare il ricorrente (lamentando anche una carenza di motivazione: ricorso, pag. 16 seg.), dalla sentenza non risulta che soggettivamente l'imputato sapesse – o avesse accettato l'eventualità – di ledere interessi ideali.