1998 pag. 370, ove all'imputato si addebitava un abuso d'autorità (art. 312 CP) senza specificare nell'atto di accusa se ciò fosse avvenuto “al fine di procurare a sé o ad altri un indebito profitto” oppure di “recar danno ad altri”. In quel caso tuttavia le circostanze permettevano di escludere con certezza la prima ipotesi, giacché nessuno aveva mai rimproverato al ricorrente (né durante l'inchiesta né in seguito) di avere delinquito per avvantaggiare sé stesso o altri. Già a un primo esame l'abuso di autorità non poteva dunque che essere destinato a recar danno alla vittima (Rep. 1998 pag. 371 consid. 1d). Nella fattispecie odierna la situazione è invece equivoca: