Egli si duole che nell'atto di accusa gli si imputava di avere delinquito “al fine di nuocere ai diritti del Comune”, mentre la presidente della Corte lo ha condannato per avere inteso “migliorare la propria posizione di sindaco e di capodicastero” (dispositivo n. 1.1.2). Un conto però è agire al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona (ciò che per altro esula dal caso in esame, ove non sarebbe stato leso alcun diritto soggettivo), un altro è quello di agire per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto.