Sempre stando al giudizio di primo grado, il ricorrente ha ammesso di essere stato a conoscenza dell'esistenza a suo carico del divieto di entrata in Svizzera e di essersi procurato la carta di identità grazie ai servizi di un falsario, che dietro pagamento aveva provveduto a farvi apporre la sua fotografia e le sue vere generalità. Ha pure riferito di avere smarrito la sua carta di identità originale e che non poteva presentarsi alla Questura per ottenerne un'altra, dato che era ricercato (sentenza, pag. 15).