Inoltre continuava a sussistere, ai fini della commisurazione della pena, il reato più grave, ossia quello di ripetuti atti sessuali con fanciulli (art. 187 CP). E proprio in materia di reati contro l'integrità sessuale, i casi più gravi sono quelli in cui, come nella fattispecie, l'agente ha agito più volte, profittando di un rapporto d'autorità. Per di più l'imputato aveva reiterato in un breve lasso di tempo, valendosi del suo indiscusso ascendente nei confronti della vittima, del suo ruolo di sacerdote e dell'evidente differenza di età, circostanze queste che pesavano ancor più sul grado di colpa (sentenza, consid.