Il ricorrente rimprovera in primo luogo al presidente della Corte di assise di essere caduto in arbitrio accertando che egli si è recato la sera di venerdì 23 agosto negli uffici di via Beltramina per impossessarsi della chiave del locale riservato alla conta della moneta. Egli nega di essere stato a conoscenza della combinazione della cassaforte in cui si trovava la chiave per accedere al locale, dagli atti non risultando che egli abbia mai aperto tale cassaforte, ma se mai che egli si faceva lasciare la chiave sul tavolo della scrivania dagli addetti alle operazioni che precedevano la conta della moneta. In realtà la censura cade nel vuoto.