Ritenuto che la presenza di un collega per l'esecuzione di un'operazione di poco conto e che di regola veniva eseguita dal solo imputato appariva, nelle circostanze descritte, una manovra intesa a garantirsi un testimone, il primo giudice ha concluso che la somma sottratta era stata riportata dal ricorrente nel citato locale durante la notte precedente e che il ritrovamento della somma l'indomani mattina è il risultato di tale artificio. Per entrare nell'ufficio, sempre secondo la sentenza impugnata, l'accusato ha usato la chiave che si trovava nella cassaforte di via Beltramina, prelevata la sera di venerdì 23 agosto 1996 approfittando di un momento in cui si è trovato da solo in ufficio