Se l'autore ha propagato sospetti, non è sufficiente che egli dimostri il ben fondato degli indizi evocati, incombendogli di comprovare la veridicità del fatto oggetto del sospetto nei confronti della vittima (Corboz, La diffamation, in: SJ 1992 pag. 656; CCRP, sentenza del 3 febbraio 1994 in re M., consid. 2c). Sapere che cosa è vero è una questione connessa all'apprezzamento delle prove e all'accertamento dei fatti e pertanto sottratta al pieno potere cognitivo della Corte di cassazione e di revisione penale (Corboz, op. cit. pag. 657 con rif. dottrinali; CCRP, sentenza citata).