{"Signatur": "TI_TRAP_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2000-01-27", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-1999-55_2000-01-27.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=59057&nX40_KEY=4933340&nTrefferzeile=31&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "878b3388edfef00c1e655f043115db26"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["17.1999.55"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 27.01.2000 17.1999.55"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 27.01.2000 17.1999.55"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 27.01.2000 17.1999.55"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 02:36:33", "Checksum": "270a2be5f84d493bed95a2329feb40b1", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 27.01.2000 17.1999.55\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n\n2. Fondandosi su quanto ha raccontato l'accusato, i primi giudici hanno rilevato che la fattispecie aveva preso avvio all'inizio di settembre del 1998, quando ____________ aveva chiesto allo stesso accusato di accompagnarlo in Macedonia – lui e sua figlia Renata – fungendo da autista, poiché gli era stata ritirata la patente. ____________ intendeva raggiungere suoi parenti profughi dal Kosovo per aiutarli. Dato che aveva tempo e che il viaggio era pagato, l'imputato ha accettato e ha compiuto insieme con loro la trasferta a bordo della Mercedes, appena acquistata da ____________, partendo da Fiume, passando dall'Ungheria, dalla Romania e poi dalla Bulgaria. Giunti in Macedonia, l'imputato, sua figlia e ____________ si sono fermati per una decina di giorni a Ohrid, una località poco distante dal confine albanese. A quel momento il prevenuto è rimasto per qualche tempo solo o in compagnia di sua figlia e di un cameriere che lavorava in un bar vicino al luogo dove egli alloggiava. Il rientro a fiume – sempre secondo il prevenuto – è avvenuto tra il 16 e il 17 settembre 1998 lungo lo stesso percorso dell'andata. Sia alla dogana bulgara sia a quella ungherese l'automobile è stata sottoposta a controlli (una volta anche con l'ausilio di un cane), senza esito. In Ungheria, il motore della Mercedes si è improvvisamente spento. Il prevenuto e ____________ hanno in un primo momento creduto che fosse finita la benzina. Era notte e pioveva. Fattosi giorno, essi hanno rifornito la Mercedes di carburante con una tanica, ma il motore non partiva. Un meccanico del luogo ha poi individuato il guasto nella rottura della pompa della benzina; egli ha quindi proceduto alla riparazione (sentenza, pag. 7 e 8).\nLa Corte di assise ha in seguito accertato che prima di lasciarsi a Fiume, ____________ aveva chiesto all'imputato se fosse disposto ad accompagnarlo come autista in Germania, dove egli si sarebbe dovuto incontrare con altri parenti profughi, bisognosi di assistenza. Dato che il viaggio non sarebbe durato più di due o tre giorni, egli aveva acconsentito. Era partito così dalla sua abitazione, al volante della Mercedes, la mattina di sabato 19 settembre 1998, da solo. Al momento di consegnargli l'automobile, ____________ gli aveva detto infatti che avrebbe raggiunto l'Italia con un amico, dandogli appuntamento in prossimità di un parcheggio poco oltre il confine con la Slovenia. Incontratosi con il lui nel pomeriggio di quel sabato, quegli lo aveva pregato di partire verso la Svizzera, in modo da raggiungere la Germania o la Francia. ____________ – così ha riferito l'accusato – non conosceva ancora la destinazione esatta, poiché doveva prima incontrarsi a Trieste con amici che l'avrebbero orientato sul paese ove si trovavano i profughi che intendeva soccorrere. In quella città ____________ avrebbe appreso che tali persone erano reperibili dalle parti di Milano. Percorrendo l'autostrada Trieste-Udine-Milano, il prevenuto e ____________ hanno raggiunto verso sera i dintorni della metropoli lombarda. L'accusato ha però sbagliato uscita autostradale, perdendosi. I due hanno pertanto deciso di trascorrere la notte in automobile, in un parcheggio occupato anche da altri veicoli, con gente che dormiva. Ripartiti la mattina presto, essi si sono fermati, su indicazione di ____________, in un bar di Como, dove hanno bevuto un caffè senza incontrarsi con nessuno. Ripreso il viaggio e percorsi alcuni chilometri in direzione di Chiasso-strada, ____________ ha chiesto all'accusato di fermarsi. Sceso dall'automobile, egli ha detto che doveva incontrare le persone che non aveva visto a Trieste, dando appuntamento al prevenuto in Svizzera, in un bar situato sulla destra a tre o quattro chilometri dal confine. ____________ ha lasciato all'accusato anche un telefono cellulare, assicurandogli che lo avrebbe richiamato in Svizzera per l'incontro. Giunto al valico doganale – come visto – il prevenuto è stato arrestato, dopo che le guardie di confine avevano rinvenuto l'eroina nascosta nella Mercedes (sentenza, pag. 8 e 9).\n3. Il Procuratore pubblico si duole che la Corte di assise non abbia ritenuto inverosimile la versione dei fatti data dall'imputato, nonostante le palesi e significative contraddizioni in cui il quegli è caduto nel corso dell'inchiesta e del dibattimento. Egli censura pertanto di arbitrio la conclusione dei primi giudici, per i quali non vi sono fondati motivi di non credere all'accusato."}