Pagata la somma, egli si era visto dare appuntamento nel pomeriggio di quel giorno a Ponte Chiasso, dove già attendeva “una famiglia di profughi con i loro undici figli”. Tutti si erano incamminati poi lungo la strada che segue il confine e, dopo un chilometro circa, il passatore aveva sollevato la rete di confine, introducendoli su territorio svizzero. Se non che, poco dopo, essi erano stati fermati “con modi bruschi” dalle guardie doganali. Ne era seguita la traduzione al posto di polizia, l'identificazione e la riconsegna alle autorità italiane.