essere arbitraria –o anche solo erronea, ove l’autorità di ricorso sia munita di pieno potere cognitivo– nel suo esito, non soltanto nella motivazione (DTF 117 Ia 139 consid. 2c con rinvii). Ed è proprio nell’esito che il giudizio del Pretore regge alle innumerevoli censure sollevate nel gravame, le quali, a ben vedere, si rivelano essenzialmente appellatorie e pertanto irricevibili. Sui fatti determinanti la teste ha in effetti dichiarato (sentenza, consid. 2) che la querelata, giunta nel cortile del complesso perché da lei chiamata per la presenza di vespe nell’apparta-mento, aveva notato dei bambini nel locale adibito a deposito delle biciclette.