{"Signatur": "TI_TRAC_007", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2015-03-25", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2014-165_2015-03-25.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=119228&nX40_KEY=4921730&nTrefferzeile=19&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "fa1c6ad5f51ae8399aa59b515d5b2a47"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["9.2014.165"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["it", "de", "fr"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 25.03.2015 9.2014.165"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin  Il presidenta della Camera di protezione"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin  Il presidenta della Camera di protezione"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Collocamento di un minore in istituto, affidamento al genitore non affidatario; competenza territoriale"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 05:33:04", "Checksum": "69cffbe5d69a4753af02ab5a5f279ae8", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 25.03.2015 9.2014.165\nRegesto:\nCollocamento di un minore in istituto, affidamento al genitore non affidatario; competenza territoriale\n\n\nDi avviso contrario è invece l’Autorità di protezione, che sostiene che con il reclamo in questione RE 1 contraddice la sua reale situazione ed impossibilità di occuparsi a tempo pieno del figlio. Dai rapporti del PAO e del SMP, in effetti, si evince come la madre non sia organizzata per accogliere il figlio e abbia una situazione precaria (cfr. pag. 6 rapporto 4 luglio 2014 del PAO: “la precaria situazione economica e lavorativa della genitrice fa sì che perfino durante le sue vacanze si ritrova a dover coprire i turni di lavoro. Questa confusione deriva indubbiamente dalla poca conoscenza delle procedure e da una vita poco organizzata. (…). In una prospettiva di affido, la signora RE 1 dovrebbe riuscire ad organizzarsi meglio e forse andrà anche aiutata e sostenuta”). Dal medesimo rapporto emerge poi che la reclamante ha “grossi limiti nella comunicazione, e più in generale, nel definirsi”, limiti che portano gli operatori a chiedersi “quanto la signora sia effettivamente in grado di crescere PI 1 e prendersi cura di tutti i suoi bisogni”. Peraltro “anche quando la genitrice si è resa conto che il padre di PI 1 non stava affatto bene e che PI 1 aveva bisogno di aiuto, non è intervenuta in modo incisivo e adeguato come ci si sarebbe aspettati” (cfr. rapporto, p. 7). Nelle loro conclusioni, il sostituto capostruttura e l’educatrice di riferimento del PAO, non lasciano quindi spazio a interpretazioni, ritenendo che la reclamante “appare troppo fragile per poter essere madre a tempo pieno”. Riscontrando pure che con gli adeguati supporti il riavvicinamento al figlio va in ogni caso considerato positivamente, gli stessi operatori concludono di essersi “seriamente interrogati sulle effettive capacità della signora RE 1 di essere attenta e consapevole dei bisogni del minore.” (cfr. rapporto, pag. 10).\nAnche il Servizio medico-psicologico di __________ (in seguito SMP) nel rapporto 17 luglio 2014 – firmato dalla Dr. __________, medico aggiunto e dalla psicologa e psicoterapeuta __________ – ha evidenziato le lacune della madre. In particolare, ha indicato che la stessa, “durante i colloqui, ha riconosciuto diversi motivi per i quali crede di non poter assolvere questo compito:” (la custodia di PI 1, ndr) “deve sostenere impegnativi turni di lavoro ed ha una collocazione abitativa sfavorevole al ritmo di vita di PI 1. Finanziariamente non gode di una buona situazione. (…) Si rende inoltre conto che, essendosi ritirata dalla famiglia ed avendo lasciato PI 1 presso il papà, il bambino esprime desiderio in questo senso e quindi lo rispetta”. La sua inidoneità ad ottenere la custodia del figlio emerge poi chiaramente, là dove le specialiste evidenziano che “la comprensione dei reali bisogni del bambino appare al momento limitata. È presente una tendenza a sottovalutare i rischi reali per PI 1 dell’esposizione ad un clima dannoso. Dal suo racconto, si evince come ella si fosse resa conto della situazione degradante che il bambino stava vivendo a casa del papà, legata ai problemi che l’ex compagno stava vivendo, ma non aveva ugualmente ritenuto di intervenire o di segnalare. Anche parlando del suo attuale compagno e della sofferenza di cui è portatore, la signora banalizza la situazione rispetto al contatto con PI 1”.\nL’SMP conclude quindi che RE 1 non è attualmente idonea ad assumere il ruolo genitoriale in modo autonomo e indipendente, “ma lo sia anch’ella per quello di genitore con diritto di visita” (cfr. pag. 16).\n6.Nella scelta di una misura di protezione a favore di un minore, di primaria importanza è il suo interesse e la salvaguardia del suo benessere.\nDai rapporti specialistici emerge che PI 1 è un bambino privato della sua infanzia, un “piccolo adulto” (cfr. rapporto SMP, pag. 9), che ha assunto molte responsabilità nei confronti del padre (“racconta che gli sembrava di essere lui il papà e il papà fosse il bambino, perché lo doveva curare”, cfr. rapporto SMP, pag. 10). A proposito del rapporto con i genitori il bambino ha riferito che era meglio stare dal papà che dalla mamma, perché “il papà, quando era presente, restava sempre con lui. La mamma invece non era mai presente e lo lasciava sempre con la nonna e con i cani. Inoltre vi era il suo fidanzato, che a lui non piace” (rapporto SMP, pag. 10).\nRiguardo al periodo di collocamento al PAO, è necessario evidenziare che gli operatori di questo istituto hanno “potuto osservare come un punto di incontro neutro (come il PAO) abbia giovato a PI 1 e alle sue relazioni” concludendo, senza dubbi, “che attualmente la soluzione migliore per PI 1 sia di accompagnare il suo percorso di crescita attraverso un collocamento in un CEM” (cfr. rapporto PAO pag. 11).\nIl medesimo avviso è espresso dall’SMP che propone nelle proprie conclusioni che “PI 1 sia collocato in internato presso un Istituto (CEM) dove possa trovare un contesto sicuro ed educativamente adeguato, da alternare al tempo da passare con il papà e con la mamma”. Mamma e papà che “mostrano in questo momento, come in passato, un deficit importante riguardo alla loro funzione genitoriale che si esprime in una mancata comprensione dei bisogni concreti ed affettivi del figlio, risultando quindi in un’inadeguata gestione” (cfr. rapporto SMP, pag. 13).\nInfine, anche l’Ufficio dell’aiuto e della protezione, nel suo rapporto 7 agosto 2014, è giunto alla medesima conclusione, ritenendo “opportuno che venga decretato un collocamento di PI 1 in internato in un CEM” (cfr. rapporto UAP, pag. 5)"}