Secondo la dottrina, in taluni casi la designazione di un membro della famiglia dell’interessato quale curatore può tuttavia essere problematica, a prescindere dall’idoneità di principio ad assumere il mandato di protezione; le dinamiche familiari e il loro vissuto personale, la vicinanza emotiva con l’interessato – sia quando essa è positiva, sia quando è conflittuale – impediscono spesso al curatore appartenente alla famiglia di mantenere quel distacco sufficiente per prendere decisioni oggettive, fondate sul solo bene della persona interessata (CommFam Protection de l'adulte, Häfeli, ad art. 401 CC n. 3;