{"Signatur": "TI_TRAC_007", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2014-07-30", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2013-244_2014-07-30.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=116886&nX40_KEY=4921737&nTrefferzeile=46&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "a2c55c49a56b7b9ac57d35ad2f0ca37a"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["9.2013.244"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["it", "de", "fr"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 30.07.2014 9.2013.244"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin  Il presidenta della Camera di protezione"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin  Il presidenta della Camera di protezione"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Curatela di rappresentanza e gestione, scelta del curatore. 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Secondo la dottrina, colui il quale intende proporre un nominativo deve tuttavia farsi parte attiva, non essendo ragionevole pretendere che l’autorità di protezione interpelli tutta la cerchia dei congiunti per conoscere i loro desideri; l’inazione dell’autorità di protezione non conduce infatti ad un diniego di giustizia (BSK Erw. Schutz, Reusser, ad art. 401 CC n. 27). Una parte della dottrina è invece di parere contrario e ritiene che qualora l’autorità di protezione non interpelli tali persone vi sia un diniego di giustizia, sanabile tuttavia in seconda istanza (Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, pag. 251 n. 550; vedi anche STF del 17 gennaio 2003, inc. 5P.394/2002, consid. 2.2).\nNon occorre dunque in concreto dirimere la questione, nella misura in cui all’eventuale inadempienza dell’Autorità di protezione può essere posto rimedio in questa sede.\n4.2. Ai sensi dell’art. 400 cpv. 1 CC l’autorità di protezione nomina quale curatore una persona fisica che sia idonea, dal profilo personale e delle competenze, ad adempiere i compiti previsti, disponga del tempo necessario e svolga personalmente i suoi compiti; in circostanze particolari possono essere nominati più curatori.\nLa norma definisce l’idoneità necessaria all’esercizio dell’ufficio di curatore. Per idoneità dal profilo personale e delle competenze si intende un’idoneità globale che comprende competenze relazionali, personali e professionali. Può segnatamente essere nominato un privato, uno specialista impiegato da un servizio sociale privato o pubblico o un curatore professionale. La disposizione rinuncia di proposito a stabilire una gerarchia tra i diversi gruppi di persone che entrano in considerazione per l’ufficio e che non possono comunque essere chiaramente delimitati visto che la condizione decisiva per la nomina di una persona è la sua idoneità (Messaggio, FF 2006 pag. 6438).\nCome già evocato, l’art. 401 cpv. 2 CC conferisce ai congiunti o alle altre persone vicine all’interessato la facoltà di proporre anche se stessi in qualità di curatori (Steinauer/Fountoulakis, Droit des personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, n. 1174; BSK Erw. Schutz, Reusser, ad art. 401 CC n. 16). Il nuovo diritto ha abbandonato la concezione previgente, che istituiva una vera e propria preferenza dei parenti e del coniuge (cfr. art. 380 vCC: “Se non esistono gravi motivi in contrario, nella nomina del tutore, l’autorità tutoria deve dare la preferenza ad un prossimo parente idoneo, od al coniuge della persona da sottoporsi a tutela, avuto riguardo alle circostanze personali ed alla vicinanza del domicilio”; BSK Erw. Schutz, Reusser, ad art. 401 CC n. 1-2). E’ comunque in primo luogo nell’entourage dell’interessato che andrà cercata la persona cui confidare il mandato di protezione (Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, pag. 250 n. 547). Secondo la dottrina, in taluni casi la designazione di un membro della famiglia dell’interessato quale curatore può tuttavia essere problematica, a prescindere dall’idoneità di principio ad assumere il mandato di protezione; le dinamiche familiari e il loro vissuto personale, la vicinanza emotiva con l’interessato – sia quando essa è positiva, sia quando è conflittuale – impediscono spesso al curatore appartenente alla famiglia di mantenere quel distacco sufficiente per prendere decisioni oggettive, fondate sul solo bene della persona interessata (CommFam Protection de l'adulte, Häfeli, ad art. 401 CC n. 3; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, Zurigo/San Gallo 2012, pag. 187-188 n. 6.24; cfr. anche art. 406 cpv. 1 CC: “il curatore adempie i suoi compiti nell’interesse dell’assistito”). L’esistenza di potenziali conflitti di interesse, legati in particolare a problematiche successorie, può essere pregiudizievole per gli interessi della persona bisognosa di protezione (CommFam Protection de l'adulte, Häfeli, art. 401 CC n. 2-3; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, pag. 187-188 n. 6.24).\n4.3. In concreto, considerato come l’idoneità della curatrice nominata dall’Autorità di protezione non è messa in discussione dai reclamanti, occorre domandarsi se non sarebbe stato più opportuno nominare quale curatrice RE 1, ritenuto che in passato quest’ultima ha già, di fatto, svolto informalmente un ruolo analogo a sostegno della madre.\nGli avvenimenti legati alla successione di F__________ S__________ conducono tuttavia a rispondere negativamente al quesito."}