Di per sé la censura è fondata, il primo giudice essendo chiamato ad applicare il diritto, ovvero in concreto determinare la mercede dovuta all'attrice, e non giudicare in equità sulla base di una proposta transattiva non accettata. Resta il fatto che dopo avere ammesso la correttezza della fatturazione esposta dall'attrice, in mancanza di una chiara richiesta di riduzione della pretesa formulata da quest'ultima, il primo giudice avrebbe dovuto accogliere interamente la petizione, e obbligare la convenuta a pagare fr. 4644.– e non solamente fr. 2700.–. Se non che, in mancanza di un reclamo dell'attrice e non potendo procedere a una reformatio in pejus del giudizio impugnato (Trezzini in: