A suo parere, quindi, “la stessa logica torna applicabile allo scenario che qui ci occupa, ossia quello dell'art. 16c LIPG”. Infine egli ha evidenziato che nella fattispecie “l'attrice non ha commesso alcuna colpa, poiché ovviamente non può esserle imputata la nascita prematura del figlio, né può esserle rimproverato di avere utilizzato un diritto che la legge (art. 16c LIPG) metteva a disposizione nella sua situazione”.