in tal senso, l'interpretazione permette l'esatta comprensione della volontà del giudice (Cocchi / Trezzini, CPC-TI, art. 333, m. 1). Nel caso concreto, si potrebbe fors'anche affermare che, a dipendenza della natura cautelare del procedimento, ovvero del grado di verifica dei fatti richiesto al giudice dalla legge che non supera la soglia della verosimiglianza, nonché dell'effettivo accertamento compiuto e noto alle parti, una domanda d'interpretazione del dispositivo in esame non s'imponga.