{"Signatur": "TI_TRAC_002", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2000-10-23", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TRAC_002_10-2000-5_2000-10-23.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=59220&nX40_KEY=4933325&nTrefferzeile=42&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "60c2ae01a1302a232f11e05234351f97"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["10.2000.5"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["it", "de", "fr"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 23.10.2000 10.2000.5"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin  La seconda Camera civile"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin  La seconda Camera civile"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile"}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 02:44:13", "Checksum": "5ffd02c2b79b5a7209ef693f71b4abf3", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 23.10.2000 10.2000.5\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n|\n|\n|\n|\n|\n|\n|\n|\nIncarto n. |\n|\nIn nome |\n|\n||\n|\n|\n|||||\n|\n|\n|||||\n|\ncomposta dei giudici: |\nCocchi, presidente, |\n|\nsegretario: |\nPetrini |\nsedente per giudicare nella causa promossa direttamente in appello con istanza cautelare 11 febbraio 2000 da\n|\n|\n__________ __________ entrambe rappr. dallo Studio legale. __________\n|\n|\n|\n|\ncontro |\n|\n|\n|\n__________ rappr. dall'avv. __________ |\n|\n|\n|\nin cui il giudice delegato, con decisione 19 settembre 2000, ha parzialmente accolto le domande delle istanti;\ned ora, preso atto delle domande 5 ottobre 2000 di parte convenuta, ossia della domanda di interpretazione e della domanda di revisione della sentenza del giudice delegato;\nlette le osservazioni delle istanti di data 19 ottobre 2000;\nconsiderato\nin fatto e in diritto:\n1. La sentenza qui impugnata conclude una procedura cautelare promossa dalle istanti, sulla base della LPM e della LCSl, in merito al commercio promosso dalla convenuta presso il centro vendite __________ di capi d'abbigliamento recanti marchi rivendicati dalle istanti; in particolare si trattava dei seguenti: __________ e/o __________ e/o __________, da soli o accompagnati con il marchio raffigurante un giocatore di __________ (in particolare i marchi registrati con il no. __________, __________, __________ e __________ presso l'Ufficio federale della proprietà intellettuale).\n2. Con la domanda di interpretazione in esame __________ SA si riferisce al dispositivo no. 2 della decisione che conferma parzialmente la misura superprovvisionale del sequestro di determinata merce presso il punto vendita di __________, messo in opera il 17 febbraio 2000. Gli oggetti per i quali il provvedimento è stato confermato sono un numero limitato di camicie da uomo, così descritte nella decisione: 7 camicie \"cino rosso\", 15 camicie \"cino bianco\", 6 camicie \"cino verde scuro\" e 15 camicie \"cino cachi\", con l'aggiunta \"…che costituiscono contraffazioni delle camicie originali messe in commercio dalle istanti\". __________ SA considera che tale formulazione rappresenti un giudizio di merito, decretando prematuramente e in sede inidonea la caratteristica della contraffazione della merce.\n3. Con allegato di ugual data __________ SA propone, in merito allo stesso dispositivo, domanda di revisione, sostenendo che si tratta di un caso di ultrapetizione, non avendo mai le istanti chiesto che il giudice delle misure cautelari decidesse sull'autenticità o la contraffazione dei capi oggetto del sequestro.\n4. Con allegati 19 ottobre 2000 le istanti si oppongono a entrambe le domande.\n5. La domanda d'interpretazione è proposta (art. 334 CPC) e di conseguenza decisa dal giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. Per contro la domanda di revisione, ancorché la fattispecie non sia prevista dall'art. 341 CPC, dovrebbe essere giudicata -secondo la ratio di tale norma- dalla Camera civile cui appartiene il giudice delegato che ha pronunciato la decisione provvisionale e la cui competenza è data dai combinati art. 303 e 377 cpv. 2 CPC. Dal momento che due impugnazioni nella stessa causa possono essere congiunte e trattate con un unico giudizio (art. 320 CPC), anche la domanda d'interpretazione viene decisa dall'intera Camera.\n6. L'interpretazione, prevista all'art. 333 CPC, offre la possibilità alle parti di ottenere dal giudice il chiarimento -in via interpretativa appunto- di dispositivi che risultassero ambigui od oscuri. Si tratta di un rimedio straordinario dato in particolare quando un dispositivo si trova in contraddizione con le motivazioni della decisione; in tal senso, l'interpretazione permette l'esatta comprensione della volontà del giudice (Cocchi / Trezzini, CPC-TI, art. 333, m. 1).\nNel caso concreto, si potrebbe fors'anche affermare che, a dipendenza della natura cautelare del procedimento, ovvero del grado di verifica dei fatti richiesto al giudice dalla legge che non supera la soglia della verosimiglianza, nonché dell'effettivo accertamento compiuto e noto alle parti, una domanda d'interpretazione del dispositivo in esame non s'imponga. Tuttavia, resta il fatto che il suo tenore letterale, proprio a fronte dei risultati istruttori, appare equivoco, anche perché il carattere provvisionale dell'intervento chiesto al giudice di per sé non escluderebbe l'accertamento di fatti che apparissero provati -e non solo resi verosimili- al di là quindi delle esigenze di legge: è pertanto data la premessa fondamentale per accogliere la domanda d'interpretazione.\n7. La decisione impugnata è invero diffusa nella sua motivazione, in particolare per quanto riguarda l'accertamento dei fatti e fra essi dell'autenticità o meno di una certa parte delle camicie messe in vendita dalla convenuta. Il giudice delegato ha tuttavia chiaramente specificato al proposito sia che -nell'ambito dell'art. 59 LPM- l'istante deve rendere soltanto verosimile l'esistente o incombente lesione del suo diritto al marchio (consid. 5), sia che, (ed è ciò che più conta) in concreto, \"le istanti hanno offerto sufficienti elementi per rendere verosimile che le camicie sequestrate indicate come modello __________, così indicate nei diversi verbali di sequestro … costituiscono contraffazione delle camicie originali messe in commercio dalle istanti\" (consid. 9, in fine). Ne consegue che, accogliendo su questo punto la domanda, il dispositivo no. 2 della sentenza 19 settembre 2000 dev'essere adeguatamente modificato."}