A loro giudizio, nell'occasione la banca avrebbe agito con grave negligenza: pur consapevole dell'esistenza in Nigeria di bande di truffatori, avrebbe in effetti omesso di controllare le firme sui fax di conferma palesemente false nonché di rilevare la natura anomala delle operazioni di bonifico rispetto alle loro abitudini; non avrebbe inoltre badato al fatto che l'ordinante si esprimeva in un inglese privo d'accento straniero e non invece in italiano, fidandosi infine ciecamente delle giustificazioni a sostegno dell'uso di tale lingua.