La Corte, in particolare, ha ravvisato i potenziali estremi dell'assassinio dalla crudeltà che si evince dalle modalità di esecuzione del crimine, consistenti nella lenta uccisione della vittima con le proprie mani nude, dopo averla sopraffatta in una breve lotta. Si è considerato che ciò ha richiesto all'autore una feroce determinazione, necessaria a reiterare secondo dopo secondo il proprio intento omicida, per almeno 6 minuti, nonostante la consapevolezza del fatto che in ogni momento sarebbe stato possibile interrompere lo strangolamento e lasciare respirare la vittima.