{"Signatur": "TI_TPC_001", "Spider": "TI_Gerichte", "Sprache": "it", "Datum": "2004-06-25", "HTML": {"Datei": "TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2003-129_2004-06-25.html", "URL": "http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&OmnisLibrary=JURISWEB&OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&Parametername=WWWTI&Schema=TI_WEB&Source=&Aufruf=getMarkupDocument&cSprache=ITA&nF30_KEY=92300&nX40_KEY=4924322&nTrefferzeile=18&Template=results/document_ita.fiw", "Checksum": "f526359f707c7e8f1835bdc16b24132f"}, "Scrapedate": "2023-01-01", "Num": ["72.2003.129"], "Kopfzeile": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale penale cantonale 25.06.2004 72.2003.129"}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale penale cantonale 25.06.2004 72.2003.129"}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale penale cantonale 25.06.2004 72.2003.129"}], "Meta": [{"Sprachen": ["de"], "Text": "Tessin Tribunale penale cantonale "}, {"Sprachen": ["fr"], "Text": "Tessin Tribunale penale cantonale "}, {"Sprachen": ["it"], "Text": "Ticino Tribunale penale cantonale "}], "Abstract": [{"Sprachen": ["de", "fr", "it"], "Text": "Sentenza o decisione senza scheda"}], "ScrapyJob": "446973/38/2254", "Zeit UTC": "10.04.2026 03:36:52", "Checksum": "88f057606f2ade41cbd985037af82843", "Chunktext": "Estratto della sentenza Ticino Tribunale penale cantonale 25.06.2004 72.2003.129\nRegesto:\nSentenza o decisione senza scheda\n\n\nIn un reato commesso in questo modo, la migliore discriminante oggettiva per accertare la reale intenzione dell'autore è il lasso di tempo durante il quale la stretta al collo della vittima viene mantenuta. Secondo le dichiarazioni dell'accusato, l'aggressione è durata fino ad 8 minuti, ma comunque non meno di 6 minuti. Anche nell'ipotesi a lui più favorevole di una stretta al collo mantenuta per 6 minuti, la Corte ne conclude inequivocabilmente per l'esistenza della volontà dell'autore di sopprimere la sua vittima, trattandosi di un lasso di tempo tale da non consentire la sopravvivenza. Si potrebbe obiettare che il AC 1 ha fornito dette indicazioni temporali solo a posteriori, e che durante l'azione egli non cronometrava le fasi dello strangolamento. Nondimeno, quella è la durata della sua azione, e se i tempi della stessa non sono stati scanditi dallo sguardo sull'orologio, vero è comunque che AC 1 deve avere ben compreso la conseguenza della persistenza dello strangolamento dalle reazioni di __________ che, venendo a mancare l'ossigeno, devono essere state sempre più deboli, e alla fine inesistenti, senza che però la presa venisse allentata.\nLa Corte accerta pertanto che AC 1 ha agito con dolo diretto, teso a provocare la morte della moglie.\n44. E' opinione della Corte che nella presente fattispecie era in realtà un altro il problema di qualifica giuridica che andava posto: quello a sapere se si è in presenza di un omicidio intenzionale ex art. 111 CP oppure di un assassinio giusta l'art. 112 CP.\n45. Secondo il messaggio\ndel Consiglio federale relativo alla novella legislativa in vigore dal 1°\ngennaio 1990 (FF 1985 II 912/3, n. 212.1) e la giurisprudenza del\nTribunale federale (DTF 118 IV 122 e 117 IV 369) il tipo d’assassinio\ncui si riferisce la legge è quello descritto dallo psichiatra Hans Binder (RPS\n1952 313, 314 e 324), ossia quello di una persona senza scrupoli, che agisce a\nsangue freddo, di un egoismo primitivo e crasso, priva di sentimenti sociali,\nche non tiene dunque in nessun conto la vita altrui pur di realizzare il\nproprio interesse. Il movente oppure lo scopo oppure le modalità\nparticolarmente perversi non sono che degli esempi della “particolare mancanza\ndi scrupoli”, la quale deve risultare da una valutazione d’assieme delle\ncircostanze interiori ed esteriori (cfr. anche Stratenwerth, Strafrecht BT\nI e II, Teilrevisionen 1987-1990, § 1 n. 17). Importante è che in tale\nvalutazione rientrino solo le circostanze direttamente connesse con\nl’uccisione, escludendo quindi i precedenti dell’agente e il suo comportamento\nprima e dopo l’atto fatto salvo il caso “in cui tali elementi, considerati\nprescindendo dalla loro relazione con l’atto, siano valutati solo per ottenere\nun’immagine della personalità dell’agente” (DTF 117 IV 393, cons. 19/A).\nIn pratica l’assenza particolare di scrupoli suppone una colpa particolarmente\npesante e dedotta esclusivamente dalla commissione dell’atto (DTF 118 IV\n125, cons. 2b e riferimenti). La predetta definizione di Binder si riallinea a\nquella giurisprudenziale secondo la quale, nell’assassinio, l’egoismo prevale\nin generale su ogni altra considerazione. Egli è sovente pronto a sacrificare,\nper soddisfare bisogni egoistici, un essere umano che non gli ha fatto nulla e\nfa prova di una mancanza completa di scrupoli e d’una grande freddezza\naffettiva (DTF 118 IV 126, 115 IV 14). Non va peraltro perso di vista\nche la distruzione intenzionale della vita altrui è sempre di una gravità\nestrema: come evidenzia tuttavia la diversa comminatoria di pena, bisogna, per\nritenere dato l’assassinio, che la colpa dell’autore si distingua nettamente,\nper il suo carattere particolarmente odioso, da quella dell’omicida ai sensi\ndell’art. 111 CP (DTF 118 VI 126).\nPer il resto sono ancora valide la giurisprudenza e la dottrina riferite al\nprevigente art. 112 CP (Stratenwerth, opera citata, § 1 n. 16; Rehberg,\nStrafrecht III, pag. 19 segg.; DTF 118 IV 125 e 126, 117 IV 393). Così è\nconsiderato un assassino ad esempio chi uccide una persona per commettere,\ncoprire o facilitare un altro reato (Schubarth, Komm., all’art. 112 n.\n23, 25, 27 e 28), in particolare per rubare (DTF 115 IV 187), oppure per\nvendetta, egoismo, piacere di uccidere (DTF 106 IV 145), per evitare\ndisagi, in specie eliminando persone fastidiose o intralcianti, come la donna\nresa incinta, la moglie (per poter vivere con l’amante) o il teste di un altro\ndelitto (DTF 101 IV 278; 77 IV 64, 70 IV 8).\nParimenti è assassino e non omicida chi uccide con modalità astuta, perfida o\nsubdola, approfittando dell’incapacità di difendersi o dell’ingenuità o della\nfiducia della vittima (Rehberg, opera citata, pag. 20 ad c. e sentenze citate),\nove anche le particolari relazioni con la vittima possono entrare in linea di\nconto (DTF 117 IV 393, cons. 19b), oppure usando mezzi particolarmente\nesecrabili, come il fuoco o il veleno (DTF 106 IV 345, 77 IV 64).\nUna particolare mancanza di scrupoli dell’agente non è peraltro incompatibile\ncon una sua responsabilità scemata o deficienza caratteriale (DTF 95 IV\n167; 82 IV 8; 81 IV 150; 80 IV 239) e neppure con una (non scusabile) violenta\ncommozione dell’animo (Trechsel, opera citata, n. 25 ad art. 112 CP e\nriferimenti).\nAnnota a mo’ di conclusione Stratenwerth (Strafrecht, BT I, § 1 n. 20\npag. 28) che, quanto più vi è sproporzione tra lo scopo perseguito e la\ndistruzione della vita umana, tanto più ci si avvicina alla fattispecie\ndell’assassinio.\n46. Nel caso in esame la Corte, ad istruttoria terminata e dopo attenta valutazione del materiale probatorio raccolto, nutre delle perplessità al riguardo della qualifica giuridica di omicidio intenzionale di cui all'atto di accusa, ravvisando elementi che potrebbero sorreggere la diversa e più grave ipotesi dell'assassinio."}