116 IV 205). Detta prova presuppone che il colpevole abbia avuto serie ragioni di sospettare in buona fede il querelante del fatto disonorevole (DTF 102 IV 177) e dimostri quindi, non solo di esserne stato convinto prima di accusarlo, ma di aver anche previamente controllato la veridicità delle sue allegazioni usando la prudenza dettata dalle circostanze (fra cui l’importanza dell’interesse in gioco, la verosimiglianza o meno dell’accusa, la sua gravità, la diffusione datane) e dalle sue condizioni personali (DTF 116 IV 207; Corboz, op. cit., p. 659; Schubarth, Komm., all’art. 173 n. 86 seg.; Trechsel, Kurzkomm., all’art. 173 n. 13 e rif.