Del tutto inconferente è di contro il richiamo della sentenza 4 agosto 2003 della Corte delle assise criminali in re A., condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione per reati oggettivamente più gravi di quelli commessi da AC 1, trattandosi di una sentenza (nemmeno cresciuta in giudicato in quanto oggetto di due ricorsi per cassazione) in cui, come espressamente indicato in quel giudizio, la pena mite comminata al prevenuto è stata determinata dall'esistenza di una situazione soggettiva che la Corte ha ritenuto particolarmente favorevole all'accusato, situazione che qui nemmeno lontanamente si verifica.