Per il resto, nulla può esserle accreditato per il comportamento preprocessuale e processuale, volto alla pervicace negazione di ogni colpa, anche a fronte della più irrefutabile evidenza. Si tratta però di una scelta processuale dell'accusata e non di un comportamento patologico, avendo la stessa difesa (a giusta ragione) rinunciato ad invocare uno stato di possibile scemata responsabilità al momento del compimento dei reati, per limitarsi invece ad attirare l'attenzione sulle carenti capacità di esposizione logica, sconfinanti nella logorrea, fermi però restando il giudizio di realtà e la capacità di discernimento (allegato 1.2 ad doc. TPC _).