Riconosce che gli atti di pegno avrebbero servito i suoi interessi, ma ritiene -per quanto la Corte crede di avere compreso- che essi sarebbero stati utili anche alla causa dei suoi clienti, in quanto in tal modo, riunendo i denari, da una parte si sarebbero potute effettuare delle operazioni più grandi che altrimenti non sarebbero state possibili, e quindi i clienti avrebbero profittato del buon esito di queste operazioni, oppure, d'altra parte, in presenza di importi più consistenti sarebbe stato possibile ottenere condizioni più favorevoli per certe operazioni, cosa di cui nuovamente i clienti avrebbero profittato (cfr. anche le poco chiare dichiarazioni di cui al verbale 8 febbraio 2002